BLACK MONDAY, LA RECENSIONE: LA DARK COMEDY AMBIENTATA A WALL STREET DIVERTE A TRATTI TRA AMORI E SOLDI - Mai Local

BLACK MONDAY, LA RECENSIONE: LA DARK COMEDY AMBIENTATA A WALL STREET DIVERTE A TRATTI TRA AMORI E SOLDI

La nostra recensione di Black Mondayserie TV in arrivo dal 10 maggio su Sky Atlantic, proverà a spiegare perché il progetto in equilibrio tra dramma e dark comedy aveva tutte le carte in regola per diventare uno dei titoli di maggior interesse di questa annata televisiva, risultando almeno per ora un successo a metà.

Lo show è già stato rinnovato da Showtime per una seconda stagione ed è ambientato negli anni Ottanta, raccontando degli eventi che conducono al famoso Black Monday, ovvero alla giornata del 19 ottobre 1987 in cui i mercati azionari vissero una crisi senza precedenti nella storia di Wall Street. I dieci episodi, della durata di trenta minuti, portano nel dietro le quinte di questo tragico momento di cui nessuno, fino a questo momento, ha realmente scoperto le cause.
Il mix di comicità e dramma, elementi presenti fin dai primi minuti di Black Monday, non sempre ottiene i risultati sperati, potendo però contare su un cast di alto livello in grado di far superare alla serie dei passaggi a vuoto.

UNA STORIA DIVISA TRA SOLDI E INTRIGHI PERSONALI

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Black Monday: Don Cheadle in una scena della serie

Al centro della trama di Black Monday c’è The Jammer Group: una società di trading guidata da Maurice Monroe, soprannominato Mo (Don Cheadle), che sembra determinato a sfruttare tutte le persone a proprio vantaggio, compresa in più occasioni Dawn Darcy (Regina Hall), una donna esperta e preparata che deve fare i conti con un mondo maschilista, un matrimonio in crisi e un legame complesso con il proprio capo. A complicare ulteriormente la situazione è l’arrivo in scena di Blair Pfaff (Andrew Rannells), un giovane un po’ ingenuo che ha sviluppato un algoritmo, che ha bisogno di qualche miglioramento prima di ottenere il successo sperato, e la cui relazione con Tiffany Georgina (Casey Wilson) rappresenta, a sua insaputa, un’opportunità lavorativa da non perdere. Mo è infatti pronto a fingersi mentore e amico di Blair pur di usare a proprio vantaggio i legami della ragazza.
Unendo finzione e realtà c’è poi spazio nelle puntate per i fratelli Lehman, ruoli entrambi affidati all’esilarante Ken Marino, e l’inossidabile Bruce Dern fa la sua comparsa nella parte di Rod “The Jammer” Jaminski, fondatore della società per cui lavorano i protagonisti, rubando la scena con il suo carisma in ogni momento di cui è protagonista.

TEMATICHE E SITUAZIONI SOLO ACCENNATE

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Black Monday: una scena con Don Cheadle

David Caspe e Jordan Cahan hanno creato lo show che si apre con uno schianto fatale durante il Black Monday e svela poi gli eventi che hanno portato a quella morte, compiendo un countdown al disastro già annunciato che dà il titolo al progetto. I due autori si sono inoltre affidati a Seth Rogened Evan Goldberg, che hanno recentemente portato al successo The Preacher e Future Man, per dirigere il pilot, forse la puntata più riuscita e convincente dell’intera stagione. A rendere complicata e poco brillante la narrazione è la scelta di strutturarla quasi a capitoli, raccontando la storia dei protagonisti in modo frammentario, situazione che rende difficile lasciarsi coinvolgere dalle loro situazioni personali e non aiuta realmente ad addentrarsi nelle dinamiche di Wall Street.

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Black Monday: Andrew Rannells in una scena

La serie intreccia poi una serie di tematiche che non trovano uno spazio adeguato: l’omosessualità di uno dei personaggi è inserita nella trama per dare spazio a un doppio gioco che coinvolge le autorità, gli interessi personali e professionali di Mo e Dawn non vengono realmente motivati fino a un episodio che regala dei flash back in bianco e nero dai contenuti politici e sociali solo accennati, l’uso sempre più diffuso della cocaina e di altre sostanze stupefacenti è trattato con superficialità e quasi esclusivamente con intenti comici, mentre le questioni etiche e morali non possono che risultare solo in ombra considerando la breve durata degli episodi.
Il mistero legato alla morte presentata all’inizio della serie non è nemmeno trattato come un caso da risolvere, semplicemente lasciando che la storia si sviluppi in modo indipendente da quell’elemento rimasto in sospeso senza dare alcun indizio o suggerimento agli spettatori.

Da Un tirchio quasi perfetto a Wall Street: la febbre dei soldi sullo schermo

UN CAST IN GRADO DI TENERE ALTO IL LIVELLO

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Black Monday Don Cheadle, Regina Hall, Andrew Rannells durante una scena

La natura di dark comedy si sviluppa prevalentemente intorno al personaggio affidato a Rannels, a proprio agio in un contesto spesso sopra le righe in cui riesce comunque a mantenere un certo livello di naturalezza utile a non far scivolare nel ridicolo l’intero show. 
Il vero punto di forza dello show è però rappresentato dal talento dei personaggi interpretati da Don Cheadle e Regina Hall: i loro litigi, i doppi giochi e i momenti più personali sono gestiti dalle due star quasi senza sbavature, passando dagli astuti stratagemmi per ottenere accordi complessi alla malinconia di un addio senza mai far perdere di vista tutte le sfumature del personaggio. L’attrice è molto brava nel far evolvere Dawn nel poco tempo a disposizione senza che le sue reazioni emotive risultino immotivate, spaziando così dal divertente tentativo di scoprire chi ha organizzato un rapimento a un’alleanza, forse in parte anche romantica, che assume un’importanza assolutamente centrale. Gli autori riescono inoltre a rendere evidenti le difficoltà che la donna incontra sul posto di lavoro solo a causa di una società che la considera inferiore, intellettualmente e non solo, solo perché non di sesso maschile, nonostante l’evidente talento negli affari e la sua capacità di manipolare gli altri.

UNA STAGIONE CHE GETTA LE BASI PER IL FUTURO

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Black Monday: Don Cheadle, Regina Hall, Andrew Rannells in un’immagine promozionale

Pur potendo contare su una ricostruzione accurata degli anni ’80, con una colonna sonora trascinante e costumi che riportano al periodo ora ritornato in auge al cinema e in tv, Black Monday non trova quell’approccio tagliente ed efficace che ha portato al successo Billions o altri progetti ambientati nel mondo di Wall Street. Dieci episodi, considerando il gran numero di spunti narrativi e personaggi, non risultano abbastanza per gettare le basi per un racconto in grado di coinvolgere gli spettatori. 
Dispiace inoltre vedere il poco spazio affidato a interpreti esperti e camaleontici del calibro di Paul Scheer e Melissa Rauch, alle prese con una delle sottotrame maggiormente importanti e purtroppo costruita senza particolare attenzione per le tematiche o l’attenzione per i personaggi.

La struttura a capitoli della serie riesce comunque a mantenere alto il ritmo, conducendo gli spettatori a un finale davvero ricco di avvenimenti e svolte a sorpresa che ricollegano la storia alla morte sconvolgente avvenuta nella prima puntata. La prima stagionesembra quasi un’introduzione del già annunciato secondo ciclo di episodi che potrà quindi lasciarsi alle spalle matrimoni in crisi e da organizzare, situazioni spesso al limite della volgarità, personaggi poco delineati e troppi elementi narrativi per concentrarsi, si spera, maggiormente sui tre protagonisti principali e sul mondo di Wall Street, trovando quindi un’identità più precisa che aiuti a emergere all’interno di una programmazione televisiva molto ricca.

CONCLUSIONI

La nostra recensione di Black Monday non contiene numerosi spoiler con il preciso scopo di non rovinare la visione agli spettatori, considerando che le svolte e i segreti che emergono negli episodi rappresentano uno degli elementi più importanti della serie.
Il progetto creato da Caspe e Cahan, pur potendo contare su un ottimo cast e una troupe di livello, fa fatica a convincere senza riserve, proponendo tuttavia una prima stagione che appare come un’ottima base di partenza per la continuazione del racconto. Il rinnovo già annunciato fa infatti presupporre che gli autori abbiano già in mente il prossimo capitolo della storia di Mo, Dawn e Blair che potrebbe sfruttare al meglio la libertà data dal non dover introdurre personaggi e contesti sociali, approfondendo quindi con maggiore attenzione il passato e il presente dei suoi protagonisti.